23.1.11

Museo di Scienze naturali di Torino



Per la seconda volta in un mese siamo tornati a visitare il Museo di Scienze Naturali di Torino.
Istituito nel 1978, il Museo Regionale di Scienze Naturali è ospitato nell'edificio seicentesco che fu sede dell'Ospedale San Giovanni Battista. Riunisce collezioni di botanica, entomologia, geologia - mineralogia - petrografia, paleontologia e zoologia, in parte provenienti dai Musei universitari e in parte frutto di nuove acquisizioni.

Davvero affascinante, ne consiglio la visita!



A proposito, lo sapevate che a Torino abbiamo avuto un elefante?
Nell'800 qualcuno regalò a Carlo Felice Fritz, un elefante indiano maschio.
L'animale fu ospitato a Stupinigi nel "serraglio - menageria" nell'edificio posto a destra di chi guarda la palazzina volgendo le spalle a Torino; il primo zoo del nostro Paese.
Come si sa gli elefanti sono longevi e la bestiola visse nella sua prigione dorata alcuni anni e la gente si abituò alla sua presenza e si affezionò.
Improvvisamente l'elefante impazzì, divenne feroce e si mise a distruggere tutto ciò che lo circondava finché fu abbattuto e donato dal re al Museo zoologico della Regia Università; attualmente l'animale è visibile presso il Museo Regionale di Scienze Naturali.

Cuneo is the new New York (Bagna cauda is state of mind)



Dopo i pensieri profondi del post precedente "ritorno in me" e vi segnalo l'mperdibile duetto-parodia con Bisio e Paola Cortellesi, che sulle note di “New York” di Alicia Keys e Jay Z, hanno cantato:
“Cuneo“. Il video inizia con la versione originale del brano, giusto per farsi l'orecchio, poi vi farete delle sane risate...cuneesi.

A volte mi sento un pezzo di groviera...


Ci sono momenti ed avvenimenti nella nostra vita che ci portano, volenti o nolenti, a darci degli stop per riflettere. Nel mio caso, essendo per natura un petardo di emozioni, gli stop sono spesso subìti in modo doloroso.
Ma sto invecchiando (tragedia ineluttabile) e forse sto anche diventando più saggia. Da non credere...Ciò che ci circonda è sempre più banale e scontato,le persone sono più tristi, insoddisfatte, e a volte incattivite, ma io non rinuncio a cercare una vita all'altezza dei miei sogni. Parlo di rapporti umani arricchenti, parlo di crescita e non di stagnazione, parlo della ricerca della bellezza fuori e dentro di noi.
Questo pezzo sui buchi trovato in rete, (e non vi dico con quali parole ho effettuato la ricerca) oggi mi è parso fare proprio al caso mio, così me lo appunto, per rileggerlo ogni tanto.


La teoria dei Buchi

tratta da: “IL CUORE DEL DIAMANTE“ DI A.H. ALMAAS


"Oggi discuteremo un’idea fondamentale usata nel nostro lavoro: la teoria dei buchi.
Le persone, normalmente, sono piene di cosiddetti “buchi”.
Che cos’è un buco? Un buco è una parte di noi che è stata persa, vale a dire una parte di noi di cui abbiamo perso la consapevolezza.
Ciò che rimane è un buco, in un certo senso una mancanza.
E ciò di cui abbiamo perso consapevolezza è, naturalmente, la nostra essenza.
Quando non siamo consapevoli della nostra essenza, questa smette di manifestarsi e si perde.
Di conseguenza, noi sentiamo un senso di mancanza.
Così un buco non è altro che l’assenza di una parte di capacità di contatto,
una perdita di forza, una perdita di volontà, una perdita di chiarezza, una perdita di piacere, una perdita di una qualsiasi qualità della nostra essenza.
Ce ne sono molte. Ma quando si perdono, non si perdono per sempre; non si perdono mai per sempre. Se ne perde semplicemente il contatto.

Prendiamo per esempio la qualità del valore, dell’autostima. Quando perdiamo il contatto con il nostro valore, in realtà è come se sentissimo un buco dentro di noi; è vuoto.
Quindi sentiamo un senso di mancanza, un senso di inferiorità e desideriamo riempirlo
con un valore esterno: approvazione, lode o altro.
Così cerchiamo di riempire il buco con un falso valore che viene dall’esterno.

Tutti andiamo in giro pieni di buchi, di cui non siamo consapevoli.
Normalmente siamo consapevoli dei desideri: “Desidero questo, desidero quello. Desidero questa lode, desidero avere successo in questo, desidero che questa persona mi ami. Desidero questa o quella esperienza”. La presenza di desideri e di necessità indicano la presenza di buchi.


Naturalmente questi buchi hanno avuto origine nell’infanzia,in parte quale risultato di esperienze traumatiche, conflittuali con il nostro ambiente.
In quel periodo ci siamo separati da una di queste qualità.
...

Quando in seguito entriamo in relazione con qualcuno in modo profondo (e più profondo è il modo, più questo accade), noi riempiamo questi buchi con l’altra persona.
Alcuni dei nostri buchi si riempiono con ciò che crediamo o sentiamo di ricevere dall’altro.
Ci sentiamo valutati, perché l’altro ci apprezza e questo riempie i nostri buchi.
Non siamo consapevoli che noi stiamo riempiendoli con il suo apprezzamento,
semplicemente ci sentiamo interi e preziosi quando siamo con l’altro.

Così, quando siamo con quella persona, sentiamo veramente di avere valore,
ma inconsciamente sentiamo che è l’altro che ci dà il nostro valore.
L’altra persona non solo ci fa sentire preziosi, ma qualsiasi cosa l’altro ci dia,
è una parte di noi, una parte di quella pienezza che stiamo sperimentando.


Così, inconsciamente, quella parte della persona che ci fa sentire il nostro valore,
noi non la vediamo separata da noi. La vediamo come una parte di noi,come il riempimento di questo buco.
Non sappiamo che esiste un buco, sentiamo soltanto la pienezza.
Se la persona muore, o la relazione finisce, noi non sentiamo che stiamo perdendo quella persona, ma che stiamo perdendo qualunque cosa stia riempiendo il buco.
Così la perdita della persona non è sentita come la perdita di una persona distinta.
La sperimentiamo come una perdita di noi stessi, perché inconsciamente noi vediamo quella persona come il riempimento di una parte di noi.
In questo modo, l’altro diventa parte di noi, così che, perdendo quella persona,
noi sperimentiamo la perdita di una parte di noi e, quindi, sentiamo un buco.
Per questo è così doloroso. E’ come se ci tagliassero e ci portassero via qualcosa di noi.

A volte sentiamo di avere perso il cuore; altre volte la nostra sicurezza,la nostra forza, la nostra volontà, o qualunque cosa l’altro appagava in noi.
A volte l’altro ci dà volontà, o forza, o appoggio, o amore, o valore.
E così, quando perdiamo una persona vicina, sentiamo il buco che questa persona aveva riempito.

E naturalmente i buchi non vengono riempiti completamente e perfettamente.
Riempie perfettamente i nostri buchi, soprattutto se anche lui desidera che noi riempiamo i suoi buchi.


Ora, quindi, possiamo capire meglio perché la perdita di qualcuno molto vicino a noi,
molto intimo, sia così dolorosa.
Dopo essere stati a lungo con questa persona, siamo così abituati al suo completamento,
da credere che l’altro sia una parte di noi.
Perdere quella persona, è come perdere una parte di noi stessi.

Qui emerge un altro fattore.
Quando sperimentiamo la perdita e la separazione, abbiamo la possibilità di vedere che ciò che ci riempiva non era, in realtà, una parte di noi stessi.
E se rimaniamo con la ferita ed il dolore della perdita, senza cercare di coprire questo dolore con qualcos’altro, probabilmente sentiamo il vuoto, sentiamo il buco, vediamo il buco.
Poi, se permettiamo a noi stessi di sentire questa mancanza, questo vuoto, possiamo anche trovare la parte essenziale di noi che riempirà veramente il buco,
dall’interno, una volta e per tutte.
Non è neppure un riempire; è semplicemente un eliminare il buco ed un identificarci
con la mancanza. In questo modo, riguadagniamo una parte di noi stessi.

Ci riconnettiamo con la parte della nostra essenza che avevamo perso e che pensavamo
che solo qualcun altro avrebbe potuto darci.
Può essere molto doloroso.
La maggior parte di noi prova una perdita di autostima, quando finisce una relazione,
ed è per questo che faccio l’ esempio particolare del valore.
Ma se rimaniamo con questo sentire e poniamo lì la nostra attenzione e ci chiediamo:
“Come mai mi sento così senza valore, come mai mi sento un nulla, solo perché quella persona non è più con me?
Perché sento di avere molto meno valore?“
Se rimaniamo in contatto con questo sentire, senza cercare di riempirlo, ma solo prestandovi attenzione e cercando di comprenderlo, allora faremo esperienza della mancanza e del buco.
Se capiamo questa mancanza e da dove scaturisce, potremmo anche ricordare l’avvenimento reale o gli schemi di comportamento che hanno determinato la nostra perdita di valore.

Normalmente un buco si riempie con una parte della nostra personalità che ha il ricordo
di ciò che si è perso, il ricordo della situazione che ha causato la perdita, il ricordo delle ferite e dei conflitti.
Dobbiamo entrare in contatto con la ferita al livello più profondo, avvicinarci al buco stesso, ed allora vedremo il ricordo di ciò che si è perso.
E quando vedremo questo ricordo, anche l’essenza che si era persa comincerà a fluire di nuovo.

Ogni perdita profonda è dunque un’opportunità per crescere, per capire di più noi stessi, per fare esperienza dei buchi, che crediamo possano essere riempiti solo da qualcun altro.
Ma normalmente noi ci difendiamo come pazzi dal sentire profondamente una perdita.
Non sappiamo che il buco, il senso di mancanza, è il sintomo di una perdita di qualcosa
di più profondo, la perdita dell’essenza, che può essere recuperata.
Pensiamo che il buco e la mancanza siano ciò che siamo in realtà al livello più profondo, e che oltre a questo non ci sia nulla.
Pensiamo che ci sia qualcosa di sbagliato in noi, qualcosa di fondamentalmente sbagliato.
La sensazione di qualcosa di sbagliato è come avvertire inconsciamente la presenza del buco.
Ma faremo di tutto per non sentire questo buco, per non sentire realmente questa mancanza.
Crediamo che se ci avviciniamo molto al buco, questo ci inghiottirà.
Se il nostro lavoro ci sta portando, ad esempio, al buco dell’amore, potremmo sentirci minacciati da una solitudine e da un senso di vuoto devastanti.
Altri buchi ci porteranno come una minaccia di annientamento.
Non dobbiamo quindi meravigliarci, se non vogliamo avvicinarci!
Ma nel nostro lavoro, abbiamo notato una cosa sorprendente: quando smettiamo di difenderci dal sentire un buco, l’esperienza reale non è dolorosa.
Sperimentiamo semplicemente uno spazio vuoto, la sensazione che lì non ci sia nulla,
un senso di vastità, ma non un minacciante non-essere.
La vastità permette all’essenza di emergere ed è l’essenza e solo l’essenza che può eliminare il buco, quella mancanza che viene da dentro."

21.1.11

Mi piace



Sigla della serie "Saving Grace", è stata scritta ed interpretata dal rapper statunitense Everlast.

20.1.11

Io sono qui



Premessa: questo non è un blog in cui si parla di politica, questo è un blog in cui si parla di vita, di scuola, di esperienze. E' scritto da me, una donna. Per rispetto nei confronti dei miei lettori tendo a non sbilanciarmi, so che le famiglie di molti allievi e ex allievi visitano le mie pagine, non conosco le loro idee politiche, le rispetto tutte. Come insegnante ho il dovere di impegnarmi affinchè i piccoli allievi e le piccole allieve con cui lavoro crescano con consapevolezza, con curiosità, con la voglia di confrontarsi con tutti, di ascoltare e di essere cittadini attivi.

La parola "politica", che troppe volte ormai per noi ormai ha un'accezione negativa, risale ad Aristotele ed è legata al termine "polis", che in greco significa la città, la comunità dei cittadini; politica, secondo il filosofo ateniese, significava l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano.

Io faccio parte di una comunità, voglio partecipare, cerco strade e modi per far sentire la mia voce, e se c'è un appello rispondo.

L'articolo che riporto è stato scritto dal direttore dell'Unità, una donna molto intelligente e di grande cultura.
L'appello che troverete al fondo è su L'Unità.
Avrei preferito un appello su uno spazio più neutro, perchè avebbe favorito l'incontro di donne di destra, sinistra, centro, nord, sud e isole, per rispondere insieme "Io ci sono, io non sono in vendita, io combatto tutti i giorni per i valori in cui credo, per la mia dignità e per la dignità di ogni essere umano, per la giustizia, per la legalità, io voglio conquistare i miei piccoli/grandi successi a costo di fatica e impegno e non di regalie..."

Spero che nasca presto uno spazio così, spero ne nascano tanti di spazi virtuali e fisici in cui ritrovarci e condividere valori.
Nel frattempo pubblico questo. E firmo.

"Invece"
di Concita De Gregorio
18 gennaio 2011

"Esistono anche altre donne. Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo».

Osservo le ragazze che entrano ed escono dalla Questura, in questi giorni: portano borse firmate grandi come valige, scarpe di Manolo Blanick, occhiali giganti che costano quanto un appartamento in affitto. È per avere questo che passano le notti travestite da infermiere a fingere di fare iniezioni e farsele fare da un vecchio miliardario ossessionato dalla sua virilità. E’ perché pensano che avere fortuna sia questo: una valigia di Luis Vuitton al braccio e un autista come Lele Mora. Lo pensano perché questo hanno visto e sentito, questo propone l’esempio al potere, la sua tv e le sue leader, le politiche fatte eleggere per le loro doti di maitresse, le starlette televisive che diventano titolari di ministeri.
Ancora una volta, il baratro non è politico: è culturale. E’ l’assenza di istruzione, di cultura, di consapevolezza, di dignità. L’assenza di un’alternativa altrettanto convincente. E’ questo il danno prodotto dal quindicennio che abbiamo attraversato, è questo il delitto politico compiuto: il vuoto, il volo in caduta libera verso il medioevo catodico, infine l’Italia ridotta a un bordello.

Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole come forma di emancipazione dal bisogno e persino come strumento di accesso ai desideri effimeri sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza. È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo. Sono due anni che lo faccio, ma oggi è il momento di rispondere forte: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? Davvero pensate di poter alzare le spalle, di poter dire non mi riguarda? Il grande interrogativo che grava sull’Italia, oggi, non è cosa faccia Silvio B. e perché.

La vera domanda è perché gli italiani e le italiane gli consentano di rappresentarli. Il problema non è lui, siete voi. Quel che il mondo ci domanda è: perché lo votate? Non può essere un’inchiesta della magistratura a decretare la fine del berlusconismo, dobbiamo essere noi. E non può essere la censura dei suoi vizi senili a condannarlo, né l’accertamento dei reati che ha commesso: dei reati lasciate che si occupi la magistratura, i vizi lasciate che restino miserie private.

Quel che non possiamo, che non potete consentire è che questo delirio senile di impotenza declinato da un uomo che ha i soldi – e come li ha fatti, a danno di chi, non ve lo domandate mai? - per pagare e per comprare cose e persone, prestazioni e silenzi, isole e leggi, deputati e puttane portate a domicilio come pizze continui ad essere il primo fra gli italiani, il modello, l’esempio, la guida, il padrone.

Lo sconcerto, lo sgomento non sono le carte che mostrano – al di là dei reati, oltre i vizi – un potere decadente fatto di una corte bolsa e ottuagenaria di lacchè che lucrano alle spalle del despota malato. Lo sgomento sono i padri, i fratelli che rispondono, alla domanda è sua figlia, sua sorella la fidanzata del presidente: «Magari». Un popolo di mantenuti, che manda le sue donne a fare sesso con un vecchio perché portino i soldi a casa, magari li portassero. Siete questo, tutti? Non penso, non credo che la maggioranza lo sia. Allora, però, è il momento di dirlo."


LA TUA FRASE
PER DIRE "ORA BASTA"
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Firmiamo per le piccole preziose api




Ho ricevuto dal mio amico Luca, corista del Sunshine e bravo apicultore, questo appello da far girare il più possibile:

EMERGENZA GLOBALE DELLE API

Bella l'idea di produrre con le nostre firme un gigante ronzio globale per chiedere che alcuni prodotti chimici pericolosissimi siano messi fuori legge negli USA e nell'UE...

Io ho ronzato, cosa aspettate a farlo anche voi?

17.1.11

Ecco da chi hanno copiato/incollato malamente i nostri...



Vi invito a leggere:
PREMIARE L'ECCELLENZA NELL'INSEGNAMENTO
Un progetto dello Stato di Victoria (Australia)

Qualcuno riesce a fare sperimentazioni serie, qui in Italia si scopiazzano malamente idee altrui senza capire il contesto in cui sono nate e il progetto educativo che ne è alla base.

14.1.11

Ci risiamo con le prove Invalsi


Il collega Roberto Sconocchini ha pubblicato le date delle prove e tutte le prove degli anni scorsi,
utilissime per allenarsi e capire di che si tratta.
Un consiglio?
Scaricatele, studiatele per capire cosa è necessario
modificare/ampliare nel vostro programma e nel vostro metodo...

12.1.11

Impara a ridere di te stesso


"Se riesci a ridere di te stesso, va tutto bene. La gente ride degli altri, mai di se stessa. È una cosa da imparare. Se puoi ridere di te stesso, la serietà se n’è già andata. Non le lasci alcuno spazio se riesci a ridere di te stesso.

Nei monasteri Zen, tutti i monaci devono ridere. La prima cosa che si fa al mattino è ridere, la primissima cosa. Non appena il monaco si accorge che non sta più dormendo, deve saltar giù dal letto, assumere un atteggiamento buffo – come un pagliaccio da circo – e cominciare a ridere, a ridere di se stesso. Non c’è modo migliore per cominciare la giornata.

Ridere di se stessi uccide l’ego, ti rende più limpido, più leggero, quando ti muovi nel mondo. E, se hai riso di te stesso, la risata di chi ride di te non ti potrà certo disturbare. Anzi, stanno semplicemente cooperando, stanno facendo la stessa cosa che hai fatto tu. Ne sarai felice.

Ridere degli altri è egoistico, ridere di sé è molto umile. Impara a ridere di te – della tua serietà e di tutte queste cose. Ti può capitare di prendere molto sul serio la tua serietà. Allora invece di una malattia, ne avrai create due. E in seguito prendi seriamente anche questa cosa, e così via. Non c’è fine a una situazione del genere, puoi continuare fino alla nausea.

Così è meglio se l’affronti fin dall’inizio. Non appena senti che stai diventando serio, mettiti a ridere, e cerca dentro di te dove si trova questa serietà. Fatti una risata, una bella risata, chiudi gli occhi e cerca dove è finita: la serietà si trova solo in un essere che non sa ridere.

Non c’è situazione più sfortunata di questa, non si riesce a immaginare qualcuno più disgraziato di un uomo che non sa ridere di se stesso. Per cui comincia il tuo giorno ridendo di te stesso, e ogni volta che trovi un momento libero nella tua giornata… quando non sai cosa fare, fatti una gran risata. Senza motivo – solo perché il mondo intero è così assurdo, solo perché è così assurdo il modo in cui sei fatto tu.

Lascia che la risata nasca proprio dalla pancia, che non sia qualcosa di mentale. Uno può anche ridere di testa, ma allora è una cosa morta. Tutto quello che viene dalla testa è morto, assolutamente meccanico. Certamente, puoi anche ridere di testa, ma la risata non raggiungerà alcuna profondità, non arriverà nella pancia, nell’hara. Non andrà giù fino alle dita dei piedi, non si espanderà in tutto il corpo. Una risata vera è come quella di un bambino. Guarda come si scuote la sua pancia, tutto il suo corpo sussulta – si rotola sul pavimento. È una questione di totalità. Ride talmente che comincia a piangere; ride così totalmente che la risata si trasforma in lacrime, cominciano a scendergli lacrime dagli occhi. Una risata dovrebbe essere profonda e totale. Questa è la medicina che prescrivo contro la serietà."


Osho Rajneesh

Guai a buttare i tappi!


Ottima idea per riciclare tappi di bottiglia di plastica per progettare giochi simili a Scarabeo e a Paroliamo

9.1.11

Rapporti e nuvole

Dedicato a chi ho trascurato e a chi ho mandato in overdose d'affetto.



I rapporti come nuvole
si separano e riuniscono
di continuo si trasformano
quelli eterni o di un attimo

la madre chiede un tempo
l'amico chiede un tempo
per rimanere sui tuoi passi
l'amore chiede un tempo
come la rabbia chiede un tempo
per nascere ed esprimersi

i rapporti si scelgono e subiscono
si costruiscono e distruggono
vari versatili e variabili
non sottometterli a una norma

e pensare che alle volte sembra ci imprigionino
e pensare che altre volte invece non ci bastano
uno che ci faccia ridere un altro piangere
come sempre come ovunque come noi

i figli chiedono un tempo
i vicini chiedono un tempo
le lamentele come i complimenti

gli amanti chiedono un tempo
come i nemici chiedono un tempo
per non farci appagare mai

i rapporti sono come nuvole
si separano e riuniscono

Matematica senza frontiere


Il 15 gennaio prossimo è l’ultimo giorno utile per iscrivere le proprie classi alla gara internazionale “Matematica senza frontiere“.

http://www.matematicasenzafrontiere.it/


La gara, inizialmente riservata alle classi seconde e terze delle scuole secondarie di secondo grado, ha esteso la partecipazione a tutti i gradi scolastici. Infatti, la partecipazione è stata ampliata alla classe quinta della scuola primaria, alle classi prima e terza della scuola secondaria di primo grado. È stata anche attivata l’interessante sperimentazione del gruppo misto: classe quinta della scuola primaria e classe prima della secondaria di primo grado.
L’iscrizione deve essere effettuata entro il 15 gennaio 2011 online all’indirizzo: http://old.istruzione.lombardia.it/msf/2011/index.php.

La Gara Ufficiale è prevista il 22 marzo 2011 (unica per tutte le Nazioni).

Suggeriamo di scaricare e proporre ai propri studenti le “prove d’accoglienza“ scaricabili accedendo a: http://www.istruzione.lombardia.it/msf.

Qui vi troverete anche i testi e le soluzioni delle edizioni precedenti, sono quesiti molto interessanti anche perché ricordano molto lo stile delle ben note prove Invalsi.

FONTE: http://lnx.sinapsi.org
p.s. chiedo scusa se non l'avevo segnalata subito

4.1.11

Le parole della scuola


Come trovare la bussola tra le parole della scuola?
Sigle (acronimi), abbreviazioni, linguaggio tecnico, nuova terminologia possono disorientare: con questa pagina sul sito dell'Ufficio scolastico Regionale della Lombardia si cerca di facilitare l’orientamento di chi non vive quotidianamente nel mondo della scuola.

http://www.istruzione.lombardia.it/il-sito/glossario/

3.1.11

Oggi racconto una bella storia



Niky è un ragazzo che, a causa di una particolare forma di asma, trova particolare beneficio a vivere sul mare.
I suoi genitori, Paola Giacotto e Paolo Frascisco, vista la difficoltà per Niky di vivere una vita sana e senza l'ausilio di farmaci sulla terraferma, hanno deciso di costruire una goletta, il Walkirye, e di lasciare Bellinzago Novarese, in provincia di Novara, per poter vivere sul mare e garantire, così, una vita serena al piccolo Niky.

Mi ricordo bene quando alla televisione facevano vedere il giardino di casa sua con la barca in costruzione. Sembrava una follia, una magnifica follia che è stata realizzata!

Da più di sei anni Nicky e la sua famiglia vivono in mare.
Durante l'anno si spostano lungo i porti italiani, sostenuti dalla Guardia di Finanza; in estate sono ormeggiati nelle Isole Eolie dove, da giugno ad agosto, organizzano micro-crociere, per auto finanziare l'associazione Walkirye Adventures, che si occupa di tenere Niky a vivere sul mare e di divulgare il sistema di istruzione attraverso la videoconferenza, di cui Niky è il progetto pilota.
Paolo e Paola sono riusciti, attraverso il progetto Una scuola per Niky, in collaborazione con il Miur, Telecom Progetto Italia, Telespazio, Aethra e Guardia di Finanza a garantire anche la frequenza scolastica: attraverso un sistema innovativo di educazione scolastica e di integrazione a distanza (in video conferenza satellitare), Niky frequenta regolarmente l'Istituto Francesco Riso di Mondello, vicino Palermo.
A giugno ha dato gli esami di terza media ed è stato bravissimo!

Dal pc Niky studia, gioca e comunica con i suoi amici. In questi anni è anche diventato junior ambassador dell’ Unicef e con la goletta ha fatto tappa nei maggiori porti d’Italia. Il suo viaggio è una sfida alla malattia.


Le parole di Nicky:

Ciao sono Niky un bambino che per un problema di salute vive sul mare.
Per questo con la mia famiglia abbiamo costruito la nostra barca (il Walkirye una goletta di 26 metri) nel giardino di casa in mezzo alle risaie , varata a Cremona sul Po e poi siamo scesi verso il mare.
Adesso sono cinque anni che viviamo così.
Andando per Mare ho visto che succedono delle cose brutte.
Io vado a scuola con un sistema di video conferenza satellitare che ci siamo inventati e stiamo sperimentando nella speranza che in futuro sia utilizzato per tutti quei bambini che non possono andare a scuola perché molto malati o isolati.
Ho pensato di fare un viaggio nel Mediterraneo per conoscere e fare parlare i bambini che ci abitano con i bambini italiani del diritto all'istruzione mettendogli a disposizione la mia apparecchiatura.
All'Unicef è sembrata una buona idea e per questo mi ha eletto suo ambasciatore.
Mentre la Guardia di Finanza mi ha adottato.
Questo progetto lo chiamano "Niky e la scuola vagabonda".
Toccheremo tutti i porti dove riusciremo ad entrare di Tunisia, Egitto, Libia, Israele, Libano, Siria, Turchia, Cipro, Grecia, Albania, ex Jugoslavia.
Se ce la facciamo, rientriamo in Italia e lo diciamo a tutti che noi piccoli ci siamo parlati.
Nel modo per noi più semplice, andando ad organizzare incontri con le scuole in tutti i porti Italiani poi su fino in Francia, Corsica e Sardegna, per finire a Palermo dove il viaggio è cominciato.


Sulla storia di Nicky è stato fatto un film: "Il bambino sull'acqua".
Se volete scrivere a Nicky: Frascisco@libero.it

Lettere alla maestra


Ho ricevuto oggi una mail da un mio allievo, una letterina simpatica che terminava con un p.s. :nella foto mi vedi che ti scrivo.
Un bel modo davvero per far sentire noi maestre parte del loro mondo!
Un grazie a papà e mamma, per averci pensato.